30/11/2006,23:23

Mi dico spesso che dovrei scrivere soltanto di giorno, ma proprio non riesco...è il buio lì fuori a tirarmi le parole, a fare sembrare tutto più prossimo alla serenità. Nell'incertezza di linee spezzate e continui sorsi d'acqua, ritrovo momenti bloccati non so neanche perchè, momenti come questo in cui penso a qualcuno che ride e mi piacerebbe accompagnarlo. Mi piacerebbe non guardare verso il letto sapendo che è vuoto...e ricevere di nuovo un fiore. E poi mi piacerebbe sapere chi è che mi legge dal Brasile, ma davvero, per curiosità, senza timore alcuno, solo per sapere chi è. Se ci sei e non sei un errore fai leggere qualcosa anche a me. Ho già detto che mi piacerebbe scrivere un post simpatico? Così, senza apparire complesso, problematico o senza voler dare l'impressione di esserlo. E anche senza voler pretendere cinquanta commenti. Tanto quando scrivo qualcosa che mi piace per fortuna non ho bisogno di troppe approvazioni. Ah, e poi Janis stava perdendo la voce a furia di cantare urlando, e al suo nuovo produttore che la esortava ad apprendere nuove tecniche vocali ha risposto che se l'avesse davvero perduta poteva sempre aprire un bar a North Beach. Io amo costei. Mi piacerebbe fermare qualcosa e stringerlo. Dormire. E ridere. E non è difficile lo so, lo so. Ci sono quasi. O forse col sole vien da sè. Voglio una lettera di carta e ricordi. Voglio un giocattolo colorato. E un nuovo profumo addosso.

*** a qualcuno interesserebbe una rubrica di recensioni teatrali?

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26/11/2006,12:12

"Sii paziente", e strizzi l'occhio. Come spiego questa spenta serenità di non sapere cosa scrivere?

Eccomi di nuovo qui a cercare distrattamente una bibliografia, con lo schermo che trema sull'onda della lavatrice. Basterà anche stavolta far finta di niente? Vivo di specchi riflessi senza distinguere qual è l'immagine deformata, se ho davvero mani così piccole e spalle così appuntite, e se la bocca è serrata e non sa parlare, o se in verità non sa più cosa dire. Eccomi qui, nella ciclica immobilità di frasi fatte che non consolano, di sguardi che sfiorano un iceberg per poi cadere. Occhi che non scalfiscono e non riscaldano, non domandano e non vogliono risposte, sempre i miei, i miei occhi. I miei occhi. I miei occhi.

Dammi tu altri due occhi per sorridere. I miei occhi.   

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21/11/2006,22:17

Sprofondare nell'azzurro della mia felpa e risalire lungo le strisce pedonali per rituffarmici. Il bidone dei panni sporchi accoglie le mie braccia. Liberavo nuvole elettriche e poi ho staccato la corrente, nel tempo che separa il sonno dal sonno a venire.

Sono le 3 e 25 e sono sola

Ci sono luoghi dalla tristezza congenita, dove piove anche d'estate e sei straniero e sei una capra.

Ci sono. Notturno stanco. Telegrammi. Quattro minuti. Notturno stanco. Parole d'inchiostro. Mangi correndo. Perdere che cosa. Se sono le 3 e 25. Cosa mangi. Cosa sogni. Cosa tuffi. Cosa. Perdi.

Ci sono luoghi che sanno di aeroporto e luci bianche e sanno di respiro e sei un riflesso.

Notturno stanco portato alla deriva da parole impossibili. Non so guidare non reggo le curve del letto e ascoltami quando scrivo e seguimi al capolinea e. Mi faccio la vita di qualcun altro. Ci sei ancora? Mi segui ancora? Mi vedi ancora? Ricoprimi di caffè.

 

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15/11/2006,12:17

Della distanza dai ricordi. Di una porta spalancata su scarpe e valigie. Di scivoli e altalene. Di una scritta sul legno che dà sulle stelle. Dei letti uniti. Del ritorno.

" Sentir... que es un soplo la vida, que veinte años no es nada, que febril la mirada hurrante entre la sombra te busca y te nombra vivir..."

Della fortuna. Del tempo. Di barche di carta. Di binari paralleli. Di corse verso il precipizio. Della paura di volare. Di una stanza imbiancata. Di una stanza abbandonata. Di speranze disperate. Di "noi".

" Volver...con el alma ferrada a un dulce recuerdo que lloro otra vez "

Che si possa voltar pagina col sorriso, e ritrovarsi un giorno nella stessa stazione.


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11/11/2006,21:19
A volte basta poco...un pasto con l'amico di sempre, un caffè al freddo con chi non ti aspetti di incontrare, un post, il primo, scritto proprio dalla mia stanza. Col fumo che sale davanti allo schermo e Jeff Buckley che suona la mia chitarra. La lampada, regalo di un Natale non troppo lontano, riflette sul muro sfocati gabbiani di ritorno. La mia serata unplugged a leggere di miti lontani e fugaci, a sorridere dei miei quindici anni, a rincorrere white rabbits. Ad accendere ancora fiammiferi solo per sentirne l'odore, per respirare le mie rose e affondarle nello zucchero. Lo strano fruscio delle casse si mischia a folate di inverno. A volte basta la mia serata unplugged, quando non c'è più un muro da sgretolare, nè rimpianti a cui dare peso...dispersi come sono tra i gabbiani e i loro orizzonti. Disperso come sono, nel tempo di cera che si scioglie e si addormenta sulle dita.
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07/11/2006,22:08

A te che mi accompagni nelle domeniche di pioggia, e nei viaggi di sole sui vetri. Quando la strada si divide, e quando c'è una prima volta. Quando la stanza è un muro di suono, e ballo da solo.

Non ci capiranno a Port Arthur. Scorri su questi binari, trivellami ancora il cuore, strappami un ultimo grido.

Bevo te, e a te. Pearl.

"...non è che un incrocio tra una locomotiva a vapore, Calamity Jane, Bessie Smith, una trivella e un liquore disgustoso."

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