Ci sono istanti che non stanno in una fotografia. E non solo quelli senza luce, che nemmeno la più avanguardistica tecnica digitale può, ancora, contrastare.
(La luce che filtra di notte dagli spiragli delle persiane, i riflessi delle auto che si stagliano sui muri, la fiamma di una candela che sta per spegnersi, la mia immagine sul vetro opaco del treno in corsa, corpi intrecciati sotto le lenzuola)
Penso a quei momenti che esistono nella dimensione del presente, e poi del ricordo, il tempo di un flash e poi di una vita. Parlo di quello strano, umano processo di dilatare un attimo e trascinarlo insieme alla propria ombra. Può bastare un secondo per non essere più le stesse persone, e quel secondo, anche senza poterlo mai rivedere, non lo dimenticheremo mai. E a quei secondi penseremo posando gli occhi su una fotografia, intensa, sfocata, perfettamente studiata, scattata per caso, ingiallita dal tempo, o sempre nuova di pixel.
Per questo non credo alla tecnologia. Credo nella musica, e nelle persone, nonostante tutto. Credo in quegli istanti in cui tutto sta franando e ti aggrappi a un pensiero, a una nota, a un nome. Forse non siamo che una canzone da completare, improvvisando sulle scale dei ricordi.