30/01/2007,21:34

Grazie a tutte le persone che hanno voluto condividere con me un momento importante:

al Professore che mi ha presentato come fossi uno scrittore; a chi, nei giorni che contano, c'è nonostante tutto; a chi c'è sempre, nonostante tutto; a chi non mi ha mai visto e mi ha stretto la mano; a chi mi ha sempre visto e mi ha tirato uno schiaffo; a chi non ha paura di sembrare ipocrita; a chi mi ha fatto capire quanto invece lo sia; a chi sta ancora leggendo; a chi non lascerà tracce, o nomi; a Joan, a Janis, ai cavalli, alle birre, a mal di gola e fusafungina, a tutto quel che è stato.

Ed ora datemi il Motomondiale.

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25/01/2007,21:44

A volte sai di muovere passi su una strada che non è tua. E non sai quanto basta nè cosa manca, cammini coi tuoi fili staccati dal centro, senza elettricità, senza cuore.

Io vorrei rompere un muro solo con le mani fredde che mi ritrovo, vorrei sentire il gusto che avrà domani questo stare sospeso. Tra che cosa poi.

Lui si sente svuotare dentro e poi come un risucchio, a prendere tutto quello che resta e buttarlo via.

Lui ha il fuoco nelle mani, e lo butta via.

A volte qualcosa manca quanto basta. A volte io vorrei rompere il muro. A volte lui non sa perchè ride.

Io vorrei stare sdraiato e vedervi lanciarmi pugni di terra addosso, e fiori bianchi, in un corteo di chitarre acustiche.

Per sapere che sono vivo, e perchè rido.

immaginato da DorianRiver | asterisco:bianco, notturno | Link | commenti (16)(popup) | commenti (16)
21/01/2007,15:20

Cosa hai fatto? Cosa stai ancora per fare? Lungo quale filo vagano i tuoi occhi?

Non si può vederli da vicino, nè loro nè le tue mani. Solo una donna di spalle che fissa la città dall'alto di un bianco palazzo. Tutto è sospeso tra le tue dita e la voglia di rosso che cola e sporca i pensieri.

Cos'è che stringi sulla pancia? E' prezioso il tuo silenzio? Dove sta andando quell'uomo bendato?

Prenderai un abito verde e velato, è lì, tra gli altri panni stesi che su di te si muovono senza fiatare. Lo scaglierai da lassù per vederlo volare tra le auto che passano incessanti sul tuo macerare.

Cosa hai fatto? Cosa stai covando? Quanto ti costa sorridere?

Dita. Coltello. Grembiule. Vento. Calore. Clacson. Passi. Casa. Casa. Casa.

Fuoco.

immaginato da DorianRiver | asterisco:fotografia, dentro, occhi | Link | commenti (12)(popup) | commenti (12)
19/01/2007,13:08
anche se non l'hai saputo mai, io c'ho creduto...          
(continua...)
immaginato da DorianRiver | asterisco:bugie | Link | commenti (12)(popup) | commenti (12)
15/01/2007,13:48

Gambe si muovono sotto le lenzuola, strisciano, accarezzano, cercano...

Ecco l'alba!

Gambe che non riconosceresti, questo è il buio, questo è lo scorrere, questo è il fiume...

Chiudi gli occhi.

Gambe si muovono sotto le lenzuola, strisciano, accarezzano, cercano...

Ecco l'alba! Chiudi gli occhi! Il rumore delle cose segrete affiora dal fiume...

Vieni a prendermi. Senza. Svegliarmi. Odore di mandarini.

Ederlezi.

(immagine da www.mattotti.com)

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12/01/2007,00:07

Carissima sconosciuta,

 

eri nel mio stesso treno in quel lungo viaggio di qualche settimana fa.

Ti sei seduta silenziosamente accanto a me guardandomi svuotare le tasche. Qualcuno ti aspettava in chissà quale città per fare chissà che cosa, e il pensiero delle tue tresche mi ha tenuto compagnia più di quanto non abbia fatto la tua presenza fisica.

Te ne stavi immobile sul seggiolino, col lungo cappotto nero abbottonato e le mani intrecciate sul ventre. Avevi gli occhi chiari, di un azzurro che non conosce la felicità, e lo sguardo di chi ha patito troppo e non ha voglia di smettere di farlo.

Stavi gridando in quel rumore di passi e rotaie, gridavi “Assassini! Mi state uccidendo, assassini!”, senza emettere un fiato o tradire la tua pena con una smorfia.

Quando ti sei addormentata ho fissato a lungo la tua bocca appena aperta, i denti così bianchi che sembravano venuti alla luce da pochi attimi, un piccolo anello d’oro all’indice sinistro e le unghie cortissime, come se il tempo per affilarle fosse ormai lontano, scaraventato nei tuoi vent’anni e nella voglia di un figlio mai avuto, di un lavoro perbene, di un corpo da scaldare ogni inverno.

Non ricordo la stazione a cui sei scesa, e non saprò mai se arriverai a casa o continuerai ancora a lasciare in tante strade piccole schegge di te e del tuo dolore. Non so nemmeno quale sia il tuo vero nome, né perché stia parlando di te…per un attimo sei stata la madre, mai conosciuta, di una vecchia e cara amica.

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