29/03/2007,21:24

Cara Clizia,

mentre tu nascevi io sostenevo il mio bell'esame di quinta elementare. Non capivo che razza di nome ti avessero dato, solo col tempo realizzai quanto tua madre, mia vicina di casa, si riconoscesse nella ragazzina di "Sposerò Simon Le Bon". E così a te toccò quella croce. Dopo l'esame di maturità pensai che in fondo quel nome apparteneva alla mitologia greca, e persino Montale chiamò così il più poetico dei suoi amori. Tua madre no. Lei sperava di poterti vedere ingravidata da Simon Le Bon.

Ora tu scrivi su un blog di quanto ami Michele e di quando vi toccate appoggiati al muro dietro alla scuola. Per te è sempre troppo presto per far l'amore e ogni mattina speri di trovare su quel muro un messaggio che sciolga le tue riserve. Lo aspetti sempre, fino al suonare della prima campanella, ma niente. Così sei tu a scrivertelo sul blog: "io e te 3 metri sopra il cielo". L'hai creato così, per farlo sparire senza motivo, dimenticato come un orecchino fuori moda. Mentre tua madre ti chiama perchè i 4 salti in padella si freddano. E Michele lo vedi come Scamarcio, Le Bon, Rodolfo Valentino.

Piccola Clizia, ti vedo per strada coi capelli piastrati e qualche millimetro di ricrescita, stivali e pantaloni al ginocchio che così si porta. E un poco ti invidio. Così giovane sei, così gracile nelle tue certezze. Così fiduciosa e devota all'altare dell'ultimo prodotto di tendenza. Così scaltra nel mandare SMS durante la versione di latino. Così sincera nello squittire nell'ultima delle discoteche con ospite l'ultimo dei tronisti dell'ultima delle trasmissioni. Così distratta mentre sfanculi tua madre che tuo padre non ha saputo tenerselo a furia di chiacchiere e latino-americano. Così eccitata mentre al cinema qualcuno sussurra "ho voglia di te". E lo sussurra a qualcun altra. E io che nel frattempo non ho saputo far altro che laurearmi e mettermi a pensare a ciò che di bello c'è stato in questi pochi anni, o a qualche convulsa filosofia che sappia giustificare i miei silenzi. 

Un poco ti invidio.

Ma in fondo, anche no.

(questo post è prodotto in ottemperanza del decreto magisteriale n.11535938, andando per giunta fuori-tema, anche detto "vendetta di TheLegs", o "Scamarcio-Contest" )

Update (30-03): partecipa anche tu, anche con un voto se vuoi, a questa fighissima competizione, clicca sull'immagine per saperne di più!

Scamarcio Contest 2007

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23/03/2007,22:46

Io l'ho visto catturare una stella con la mano e poi soffiare su un mucchietto di cenere e scintille. Ha lo sguardo impertinente di chi certe cose le sa da tanto tempo prima di te, perchè gli sono piombate addosso senza complimenti, ma lui ha saputo sopravvivere. E ora sa vivere. Alla faccia di te, che aspetti di vedere almeno un po' di sangue gocciolare dai suoi piedi, e pagheresti di più per strappargli una smorfia di fastidio. L'ho visto quando balla di notte e si bagna di luna, e come un lupo suona la gola, e chiude gli occhi perchè anche se ha già visto per lui non è abbastanza, e fa male, fa male non averne abbastanza. Abbastanza di questi lividi e di un vetro che non taglia l'anima, e di un falò che brucia da una vita imponendo di andare avanti e avanti ancora. Che poi non c'è nessuno, solo un inganno in cui sprofondare di nuovo come in un pozzo gelato. Se poi ti va di parlare, lui continua a ballare e non sai se ti ascolta o non vuole sentire, o se solo desidera farti piangere sotto la luna, come un cretino, perchè non c'è nessuno, e ti viene da alzarti e gridare e ballare e piangere. Insieme a lui.

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20/03/2007,14:14

Reduce da crisi di identità, alte vette di alcolismo, irritanti idiosincrasie e audaci presagi di allergia, eccomi a cercare ristoro in una nuova scoppiettante puntata di "E la dignità?", rubrica dedicata all'immotivata allegria e nata con lo scopo di dimostrare al mio sempre più numeroso pubblico (...) che, pur senza glitter e foto di Scamarcio, questo è un blog solare, ed io "una perzona semplice che je piace de scherzà©". Concluse le solite premesse, passiamo al tema che oggi tratterò: La Posta di Dorian.

Quante volte, cari Anonimi da Google, vi affidate al sensibile motore di ricerca per trovare risposte ai più reconditi dubbi che assillano le vostre vuote giornate? Quante volte declinate a lui, al Sig. Google, l'onere di procurarvi quello che cercate, neanche fosse l'ultimo dei pusher di periferia? E soprattutto, timidi amici, quante volte il suddetto sito vi ha condotto dritti dritti al mio blog? Bene, è in virtù di tutto questo (e dell'ispirazione di OssimorMusa) che ho deciso di fornire chiare e schematiche risposte a chi è passato di qui per trovarne. Cominciamo subito, stay tuned!

"Mi ha lasciato per un altro" : Per poterti dare un consiglio avrei innanzitutto bisogno di sapere se sei un uomo o una donna. Nel primo caso le cause dell'abbandono possono essere molteplici (es. l'abitudine, la tua eccessiva sudorazione, incompatibilità, un colpo di testa, il tuo morboso attaccamento a internet che ti spinge a porre interrogativi a uno schermo); nella seconda ipotesi, cara, fattene una ragione: in questi frangenti non sempre basta rinunciare alla depilazione.

"Cos'è l'onestà intellettuale?" : un ossimoro. "Cos'è la dignità?" : parliamone. "Che cosa sono le fresie?" : questa la so! Dei fiori.

E veniamo all'angolo di Ninna Nanne e Filastrocche: me ne chiedete di tutti i tipi! Sui cavalli, sul gioco, sulla paura, "della mamma sulle cose che fa a casa" (e qui ci sarebbe da indagare sulla stima che nutrite verso la vostra genitrice), e poi "gioco per asilo dentro un bambino sordo" (dislessia o struggente metafora?), ma soprattutto "filastrocche su alcool e birra". Allora, gentili utenti, vi rivelerò un segreto: la tastiera del mio computer non è aggiornata al linguaggio dei rutti! I tasti corrispondono alle lettere dell'alfabeto italiano che, ahinoi, non permettono di trascrivere fonemi tanto complessi. Consolatevi pensando che più bevete più la fantasia si accenderà e più filastrocche riuscirete a comporre nel vostro folle gigioneggiamento! Con l'auspicio di aver consolato qualche caso umano, e di aver distratto dal fermo proposito di suicidio gli scellerati che hanno letto d'un colpo più di 3 interventi di questo blog, vi saluto in uno scintillìo di simpatia e vi aspetto alla prossima puntatona. Adieu!

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14/03/2007,19:32
Fuori, in strada. Potrei anche prenderlo a calci quest'albero, potrei stare qui a ridere da solo. Ma chi sono io? Possibile che da stamattina sbandi senza ragione e senza un nome sul quale trovare riposo? Senza Titolo. Quadrato, ovale. Una vecchia in carrozzina attraversa lentamente l'incrocio. Una bambina sulle spalle del padre mi fissa incuriosita, e ricordo di avere i capelli ricci. Tu chi sei? Mi sai dire cosa stai facendo, almeno tu? Ave Maria, sulle braci di questo assorto spezzare fragilissimi vetri. Odore di garage, di ruote da cambiare. Sto tornando dal corso di calcetto, oggi ho segnato con un colpo di testa. Ho sette anni e non so in che squadra gioco. Ciao. Ciao. Qualcuno mi ha riconosciuto. Tu me lo sai dire cosa ho fatto, almeno un tempo? Strano tutto questo abbassarsi di occhi, la gente ha paura. E io prendo fiato tagliando via qualcosa.
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14/03/2007,14:23

Niente di nuovo, solo l'impressione che più passa il tempo meno cose mi appartengono. La mia valigia ora sarebbe mezza vuota, mi basterebbe uno zaino per star fuori un anno. E poi quanto più si sta vicini tanto meno si è pronti ad accettare la libertà altrui. Stanotte sogni confusi. Stamattina non so ancora chi voglio essere.

(immagine da sigur-ros.co.uk)

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06/03/2007,15:35

C'è da cambiare una serratura, mentre vedo grembiulini azzurri rincorrersi in un cortile. Quanto sole stamattina, camminando a due passi dal sindaco, a due passi da me. Qui si parla di carriera, di giacche sui jeans e strette di mano già dimenticate. Ma io sono sempre a due passi da me, e dal sindaco, a camminare nella metà illuminata della strada, a prevedere mani che veglino sul prossimo riposo. Poi, vicino casa, una ragazza portava la borsa nello stesso modo in cui la portavi tu. Ho sorriso. Qualcuno ha dormito da solo nella stanza degli specchi. Da solo con tre candele ed un soffitto alto alto. Non avrò mai voglia di crescere, per quante giacche potrò indossare, e quanti appuntamenti dovrò rispettare senza ritardo alcuno, e non un minuto no. Quante smorfie che faccio nel pensiero...

Forse un giorno ti verrò a trovare vestito da Zorro.

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