Io devo dire la verità: ultimamente scrivo più di quanto leggo. Inoltre mi sembra di star maturando certe convinzioni anche rispetto alla scrittura stessa, e di conseguenza mi capita di conservare più che rendere pubblico, di mettere da parte certe intuizioni ancora acerbe con l'auspicio di rivederle e magari correggerle quando avrò le idee più chiare, insomma di raccogliere e dare un filo piuttosto che disperdere troppe inutili parole. Tutto questo per dire che da quando ho terminato l'università ho perso un po' il contatto con i libri, e non solo con quelli. Mi va però di rispondere alle chiamate di Capitano e Streghetta per elencare i 5 libri che ho preferito, eccoli :
Baudelaire, I fiori del male: perchè fu il primo libro preso in biblioteca a scuola, per "Semper eadem", e quello spleen che a sedici anni chiamavo satellite.
Eliot, The waste land: per la complessità, le citazioni nascoste, le visioni, il cane che scava in giardino, l'acqua che salva e uccide.
Gualtieri, Fuoco centrale e altre poesie per il teatro: perchè appartiene alla bellezza.
Benni, Blues in sedici : perchè era nella mia valigia in quel viaggio.
Ruccello, Teatro: "Pronto?...Pronto? Pronto?...Mannaggia hanno riattaccato...".
Frullare con Daniele Luttazzi, essenza di Pessoa ed un pizzico di Philip Dick. Lascio in pace Pasolini già abbondantemente citato a sproposito da chicchessia. Rileggo e penso di essere stato più stringato del solito. Perdonate la seriosità, sto sperimentando nuove cose. "mi esercito continuamente/mi esercito al niente/fino al mio colore puro"(m. gualtieri)