Avrei voluto, in questo schifo di posto stretto e dalle pareti troppo bianche, prendere una vecchia macchina da scrivere, mettere i guanti di lana verde, tagliarne lentamente le estremità ed infine comporre qualcosa da chiamare "elegia". Ma era già troppo tardi e nemmeno nevicava, ho sperato che tu avessi chiesto di me senza ricevere risposta. L'anima, o stomaco o quel che è, si è messa a ringhiare per due secondi mentre attorcigliavo un ciuffo di capelli dietro all'orecchio destro. Non è poi tanto lontano quel nostro tempo, ma le forbici mi squarciano le parole prima ancora che riesca a pronunciarle. Mi hai fatto male.
Comunque, pensami spesso.
