20/12/2007,00:48

Avrei voluto, in questo schifo di posto stretto e dalle pareti troppo bianche, prendere una vecchia macchina da scrivere, mettere i guanti di lana verde, tagliarne lentamente le estremità ed infine comporre qualcosa da chiamare "elegia". Ma era già troppo tardi e nemmeno nevicava, ho sperato che tu avessi chiesto di me senza ricevere risposta. L'anima, o stomaco o quel che è, si è messa a ringhiare per due secondi mentre attorcigliavo un ciuffo di capelli dietro all'orecchio destro. Non è poi tanto lontano quel nostro tempo, ma le forbici mi squarciano le parole prima ancora che riesca a pronunciarle. Mi hai fatto male.

Comunque, pensami spesso.

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08/12/2007,00:10

Trasportato dal treno come fossi un sacco pieno di niente di importante, fissavi per pochi secondi ogni viso capitato a tiro lanciandogli come una goccia di resina dritta nel centro. Sulle scale odore di pioggia. Ti accorgesti di essere terra umida rimestata da poco, ma forse eri microbo, eri formica bagnata in quel mucchio di polvere, muschio e radici. E come potevi urlare come un leone, tu? Tu che quel mattino piangesti pensando a mani rugose che mai avresti potuto rivedere, balzate fuori dalla notte dopo un lungo letargo, quelle mani che buttasti via comprando indifferenza. Avevi il vomito per la corsa e per quel sudore acido che qualcuno ti aveva appiccicato addosso con il suo corpo. Per tutte le tue incapacità. Ti domandavi cosa ne avresti fatto di quella armatura di freddo. Forse camminare sotto il temporale sarebbe servito a scaldarti.

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