31/03/2008,19:49
Sul fondale. Trascinato dalle maree del sonno dense di impercettibili fruscii, di venti ora deboli ora gelidi, tiepidi, rapidi. Se guardo lentamente vedo nudità e bellezza. Ancora paura. Forse qui non mi dovrò proteggere e nemmeno spaventare, è solo veglia. Luce che filtra tra i rami, ombre di boschi di foglie, c'è una ragazza bella solo di profilo, c'è un riflesso sotto un occhio chiuso. Le rive viste da qui, la vita vista da qui è quella da vivere. La sabbia nelle scarpe che ancora sanno di pioggia e un cane nero, che non può mancare, mi vaga intorno e si accuccia e scompare. Un giro in bicicletta. La riva. La vita. Vedo ancora biondo nel turbinio di piccole ali. Nella stasi affondo e pianto radici. Le mani protese. Io albero sottomarino. Meraviglia di notti lasciate nei letti d'Europa, tra le pieghe delle lenzuola germogliava un altro abbandono. E adesso qui, chi mai ci sarà ancora? Non la fretta. Perderei ore a guardare il moto dei capelli nell'acqua, come si distendono per poi aggrovigliarsi. Sarà la mia stazione della memoria. Sala d'attesa di una verità. La grazia della vostra amicizia che mi avvolge se sono solo e ho freddo. Quando da albero rido, coi piedi di sabbia, con gli occhi di acqua. (vi voglio bene)   
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16/03/2008,15:34
Ogni mattina prima che apri gli occhi starei impigliato nei tuoi capelli a guardare gli uccelli volare via dall'armadio. Nonostante tutto, sarebbe ancora quello il  mio riposo.
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