30/09/2008,18:05

Settembre - che vieni che vai


Resti aggrappato
a superfici lucide
bellissime tragedie
di soli tiepidi e di granelli gelidi
di vetri e legni di chitarre immobili.
Stagliato su un palazzo
tra i calcinacci e l'umido
un angolo di luce troppo in alto

(i tuoi capelli
piangevano sul mio petto,
non potevo chiedertelo
ma andava bene così
)

non ritornerà più.






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12/09/2008,12:56

In stazione
quando le dita s’incastravano
nei tuoi capelli ancora bagnati
avrei voluto
succhiare il nero dei vestiti
lasciarti nuda
dentro a una foglia di basilico
e metterti in tasca.
Poi il tuo respiro
mi fa il solletico

che mi viene da ridere
e non riesco a smettere
(la scimmia che urla)
e non riesco a smettere
(il nero nelle vene)

di dire “a presto,

ci sentiamo,

ciao”. 

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