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10/11/2009,22:46
Teneme en tu corazón, imperatore, diavolo, pazzo capovolto, ti regalo le stelle e per te scelgo il mio stesso trono sfondato di cartone, perché quelle gambe sulle scale mobili erano tue, e ti aspettavo sopra come sempre coi biglietti ancora da timbrare (le ali le avremmo portate al ritorno). Que yo te tendré en el mío, sotto le bretelle e la camicia bianca, sotto la coppola e sotto le lenzuola, occhi di isola e di vulcano, lasciami affondare dentro la tua terra, con gli anni che vanno via anche se è sempre novembre, coi falsi discorsi di piccoli maestri, con le parole scivolose che dicono ‘rivoluzione’ e guardano lontano, ma non dicono niente e sono pure orbe, e allora via, silenzio, e noi a prendere fango. Però nel tempo ho scoperto quanto è imperfetta la felicità, e che il mio petto è fatto per accogliere fili neri e chimere, e anche se non dovessimo vincere niente sarà valsa la pena di resistere, di stare insieme sotto al temporale a ridere dei tuoi modi e dei miei avverbi, dei treni fermi sui binari morti, delle esplosioni delle primavere, degli incastri impossibili, delle troppe coincidenze, con gli uccellini e i nostri nasi rossi.
08/04/2009,18:52
Nido di Rondine ha il solletico nello stomaco, sente ali sbattere nel torace e allora comincia a scrivere. Scrive di un parco giochi invaso dal tramonto di Roma, scrive che l'acqua e l'aria gli hanno impastato i capelli con rami e nuvole, scrive pagine di diario di qualcun altro, e si commuove. Nido di Rondine seduto nel pullman abbracciato a qualcuno, Nido di Rondine ha paura, paura di poter perdere ancora qualcosa, Nido di Rondine lascia sfaceli nemmeno immaginati sulle strade frettolosamente percorse senza felpa. Scrive senza inchiostro che presto tutto finirà, nel bene e nel male, e non riconosce crudeltà nel sole, e non sa maledire. Un quaderno rosso e impolverato, siamo qui poi si torna a casa e il pensiero correrà sempre più lontano, dove siete finiti voi che mi chiamavate amore? Ho mangiato anche le briciole e stringo una mano. Poi dal finestrino sbucano gli occhi azzurri del bambino Lorenzo, e Nido di Rondine sa ancora giocare.
26/02/2009,13:46
Fare, pensare, pensare a fare, fare e non pensare, qualcosa che possa rendermi felice o farmi dimenticare l'inconsistenza di certi giorni, che possa farmi vedere tutto quello che manca senza che il più insignificante dolore possa sfiorarmi per un attimo. Un altro treno preso, altri trecento persi, curioso come possano coincidere talvolta le occasioni afferrate e quelle buttate via, che dietro a una si nasconde l'altra e nemmeno te ne accorgi o forse si ma il finestrino fa schermo e con lui le gocce di pioggia. Nemmeno su questo treno riesco ad avere un posto mio, e tu sei distante chilometri e secoli, lo avverto dal suono della voce, dalla formalità che ne imposta il timbro. Allora ripenso alla volta che ho alzato la testa verso lo specchio e mi sono detto "sono un idiota ma voglio crederci anche stavolta", e ridevo d'amore o presunto tale e mi allacciavo le scarpe e scappavo via per bloccarti le braccia e vederti partire. Quanti anni sono passati eppure la mia faccia ancora ce l'ho in mente, dentro allo specchio con tratti diversi, ed ora è tutto un tergiversare fino al prossimo contratto da firmare, se mai ci sarà, fino al mattino che le vocine cattive mi fermeranno nel letto e tornerò a dormire come sempre per non darmi torto né ragione. Qualcuno mi ha fatto pensare a te, e stanotte ho avuto un po' di paura. Non c'è niente di veramente nero, sono solo bloccato nel treno e non posso nemmeno fumare, se sentissi la porta aprirsi e i passi di qualcuno alle mie spalle vorrei che fosse uno sconosciuto con cui parlare. Ma questo è pensare, non è fare, perché se per una volta fossi tu forse ti bloccherei le braccia per non farti partire. Se fossi tu, se fosse quella faccia nello specchio, quella faccia che era felice.
23/10/2008,14:32
La poesia è in ogni ritorno nella notte, quando dalla pelle stanca e dagli spigoli crescono fiori di carta bianca, aeroplanini e gru. Perchè in quell'istante al buio non sai trovare le parole, solo figli origami ad assediarti e a farsi masticare, a cercare una soglia oltre te stesso. Con gli occhi chiusi resti ad orbitare in universi di casa e sconosciuti, solo suoni di carta che i pugni increspano e liberano poi, che si trascina sulla schiena e ti prende la vita, e ti cammina dentro, vita mia. Allora ti rivedi in uno specchio di ascensore che ridi dagli zigomi senza aprire la bocca, non per fiatare e non per pronunciare, perchè non hai più niente che si possa dire, perchè è il ritorno stesso ad essere poesia.
24/05/2008,16:02
E balsamo per addolcire e vino rosso sulla pelle da leccare, e pesca matura e un diluvio universale, e una conchiglia bianca calpestata senza dolore e vetri rotti e alberi da seppellire ed il paese è in festa e morti e vivi ballano e il sentimento sta coperto a lievitare. Ci si può ancora sfamare con un miracolo piccolo piccolo che è pane, sudore e voglia di fuggire. Si può ancora restare, senza fiato, e aspettare, e vivere, e morire, come fosse giocare.
31/03/2008,19:49
Sul fondale. Trascinato dalle maree del sonno dense di impercettibili fruscii, di venti ora deboli ora gelidi, tiepidi, rapidi. Se guardo lentamente vedo nudità e bellezza. Ancora paura. Forse qui non mi dovrò proteggere e nemmeno spaventare, è solo veglia. Luce che filtra tra i rami, ombre di boschi di foglie, c'è una ragazza bella solo di profilo, c'è un riflesso sotto un occhio chiuso. Le rive viste da qui, la vita vista da qui è quella da vivere. La sabbia nelle scarpe che ancora sanno di pioggia e un cane nero, che non può mancare, mi vaga intorno e si accuccia e scompare. Un giro in bicicletta. La riva. La vita. Vedo ancora biondo nel turbinio di piccole ali. Nella stasi affondo e pianto radici. Le mani protese. Io albero sottomarino. Meraviglia di notti lasciate nei letti d'Europa, tra le pieghe delle lenzuola germogliava un altro abbandono. E adesso qui, chi mai ci sarà ancora? Non la fretta. Perderei ore a guardare il moto dei capelli nell'acqua, come si distendono per poi aggrovigliarsi. Sarà la mia stazione della memoria. Sala d'attesa di una verità. La grazia della vostra amicizia che mi avvolge se sono solo e ho freddo. Quando da albero rido, coi piedi di sabbia, con gli occhi di acqua. (vi voglio bene)