23/10/2008,14:32

La poesia è in ogni ritorno nella notte, quando dalla pelle stanca e dagli spigoli crescono fiori di carta bianca, aeroplanini e gru. Perchè in quell'istante al buio non sai trovare le parole, solo figli origami ad assediarti e a farsi masticare, a cercare una soglia oltre te stesso. Con gli occhi chiusi resti ad orbitare in universi di casa e sconosciuti, solo suoni di carta che i pugni increspano e liberano poi, che si trascina sulla schiena e ti prende la vita, e ti cammina dentro, vita mia. Allora ti rivedi in uno specchio di ascensore che ridi dagli zigomi senza aprire la bocca, non per fiatare e non per pronunciare, perchè non hai più niente che si possa dire, perchè è il ritorno stesso ad essere poesia.

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16/05/2008,09:18
Dacci oggi vera fame e vera sete, la santa paura di stare al mondo con le scarpe rotte. Dacci segreti lunghi una vita intera, la leggera ubriachezza sotto una pioggia sottile, una piccola disperata oscenità in cui rifugiarci nella pausa-pranzo. Dacci una notte insonne e un giorno troppo breve, un'ora sola ma che sia di musica, sguardi a cui arrendersi e addio alle armi, la verità del ritrovarsi nella stanchezza. Adesso e per quanto ancora durerà.
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29/02/2008,16:16
L'altra notte, prima di dormire, tenevo le onde in un pugno, ed era facile far partire il mare dall'avambraccio. La mattina in metropolitana la gente porta gli occhiali da sole, mi chiedo se i sogni restano imprigionati tra le ciglia e le lenti, se basta un centimetro, o due, per racchiudere quello che non c'è, per proteggersi dagli orari d'ufficio, dalle firme sul registro. Buongiorno, Direttore. Ho nascosto una lancia di legno nello sgabuzzino, tra scope e fascicoli da riordinare. Viene in mente Andy Kauffman. John Gielgud. White chalk. Ho la maglietta al contrario, l'inchiostro sulle dita. La bambina e la nonna mi salutano dalla finestra del quinto piano. Proverei a disegnare una scenografia se ne fossi anche solo lontanamente in grado. La tecnologia è lontana, volentieri tornerei guerriero. La sveglia è suonata coprendo una voce tornata nel sonno al telefono. Eri un amico. Senza pensieri nè buonismo, buon lavoro anche a te.
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19/01/2008,20:15
Scusate il ritardo ma sto rimettendo insieme i pezzi. Scusate il ritardo ma proprio non ci riesco a far finta di avere qualcosa da dire. Sono poco puntuale, capisco le cose sempre a modo mio. Perdonate il bianco di questo spazio, le parole spesso distanti, gli interventi cancellati che a volte sono migliori di quelli che restano. E' che a volte ci provo a cambiare atmosfera, ma questo posto vuole restare così. Abbiate pazienza se spesso sembra mancare l'ironia, sono sicuro che potete trovare tante altre cose altrove. Scusate la perplessità dinanzi a certi commenti, ma pur apprezzando l'interessamento non riesco a farmi piacere i disegni ASCII, le fate glitterate, i meme, i gruppi emo, le bambine dark e le frasi fatte. Scusate il ritardo e anche la brevità, che nemmeno ho cominciato e già sto per finire, ma devo imparare a dosare il dopobarba e fare l'alba davanti ai cartoni animati. 
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15/10/2007,14:11
Oggi Rosso. Oggi Nero. Oggi Jeff Buckley, Baustelle, anzi è bossanova che irrompe tra timpani e padiglioni, che riluce dalle pupille e si riflette sui vetri del bus tra pensionati e studenti in fuga che chiedono una sigaretta e gliela porgi col sorriso. Oggi freddo secco e sole di ottobre si spargono su vecchi acronimi di cui continuerai a ignorare il senso, come quel nome dell'aiuto-regia che di vista conosci ma tanto non chiederà mai di te. Potevo essere di nuovo marinaio, ma stavolta su chissà quale nave sgangherata, con chissà quale nome. Oggi Rosso, oggi Nero, e vedi tu. Questa è una marcia militare mi pare...si procede ad una esecuzione? In lontananza, forse si. Questo è lo scritto della corrente staccata, dei momenti che nei film non entrano perchè sono momenti inutili, perchè niente hanno da raccontare, niente spiegano. Io di questi momenti inutili mi cibo, e non so rinunciare all'odore buono della carta per i momenti altri. Come quando camminando verso il ponte sentivo che di lì a poco il mio corpo si sarebbe sciolto bagnando la discesa e goccia dopo goccia dopo goccia dopo goccia...sarei stato il mare.
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23/09/2007,20:13
Sarebbe anche l'ora di scrivere un post normale. Solo che ci si mette la febbre che sta andando via, e ci si mette Stairway to Heaven come sottofondo, e, insomma, la vedo dura. C'è l'orologio in cucina che segna le 01:16 e credo che si, in fondo potrebbe anche essere l'una e un quarto di notte, tanto qui è scuro e non mi va di accendere la luce. Poi la notte mi viene più semplice affrontare le cose e organizzarle per poi sgretolare tutto a mezzogiorno. Però devo compilare una domanda formale e intanto ho formalmente risposto, declinandolo, a un invito di qualcuno che pur mi riteneva gentilissimo. Sai cosa? Sento sempre, o ogni tanto, una fitta stupìda tra spalla e torace, e penso che è stupìda davvero come uno spento dolore che non vuoi scordare. Quanto siam bravi a farci del male con le sciocchezze. Poi l'ottimo Outlook ha deciso di eliminare tutte le mail in archivio da un paio d'anni. Non mi sono sentito in grado di contraddirlo, se ha scelto così avrà avuto i suoi buoni motivi. Mi sono abbandonato alla solita fitta stupìda tra spalla e torace, che dura un sorriso. Ebete, preferibilmente. Intanto non resta che ricompilare la rubrica, spogliarsi da qualcosa che ha a che fare con un sentimento artificiale - mi vengono in mente androidi ma magari fosse facile - che bene non so definire, provare a darsi un tono come se fossi andato in vacanza ad agosto e adesso riprendessi a lavorare, ignorare l'inizio di un improbabile concerto di neomelodici proprio sotto casa, e tante tante altre cose degne di nota. Fin quando, a quelle fitte, non ci farò neanche più caso.
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