04/10/2009,13:15
Il riso e il pianto si fanno una cosa sola. Il rosso e il nero pure, finalmente. Finalmente, il bambino è nato, biondo e dispotico. Niente messa e niente organetto di Pablo, niente pioggia e niente churros, solo il diaframma che non smette di vibrare, un bolero retrò ad accompagnare la pausa sigaretta, la dolce impressione di lasciarsi cullare dall'assurdo, dove anche la veglia è scandita da pause e battute. Una città girata in mezza giornata, un museo e tutti i passanti demoliti con lo sguardo, e niente più niente al mondo, noi per sempre dentro a uno specchio dove il riso e il pianto si fanno una cosa sola, il rosso e il nero pure, finalmente.
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29/08/2009,12:55
Se sapessi dove scrivere e dove trovarti, se potessi ancora dire chi sono e cosa voglio, se non fossi rinchiuso in questo palazzo di vetro dove nessuno può vedermi. Se anche gli uomini che camminano in fila a testa bassa riuscissero a immaginare il mare, se nei quindici minuti di pausa potessi non sentirmi uno di loro, se non avessi il bisogno di piangere e vergognarmi. Se l'estate fosse finita, se ci credessi almeno un po' di più, se si potesse godere il silenzio. Se fosse davvero facile scappare, se avessi cinque anni di meno, se si potesse vivere senza difendersi. Se si potesse ancora, semplicemente, essere, e stare così.
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04/06/2009,13:01
Presuntuosi siete voi. Volete lavorare per la felicità della gente, e non sapete che cosa occorre alla gente per essere felici. Potete lavorare senza essere felici?

Me ne voglio stare così, al caldo delle parole di Selva, con la maglietta scolorita e stretta che quasi dimenticavo nel cassetto. Tutto, anche stavolta, ritornerà.

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15/07/2008,20:16

L’aria ogni tanto prende peso e poi lo perde poco a poco, il tempo di un aereo che ti passa sulla testa, il tempo di sentire, mentre cammini, l’odore della cena che qualcuno sta preparando per la sua famiglia, un soffritto di olio e cipolla e il sugo che si adagia in una pentola, il tempo di attraversare la strada e capire che stai andando a fuoco, perché senti che tutto va bene, tutto va bene anche se cerchi nel pensiero le sue mani nell’angolo di una foto ma non le ricordi e qualcuno ti saluta ma non te lo ricordi già più e il tempo è andato ma è come se non fosse mai passato, come se qualcosa non fosse mai accaduto eppure tu non sei più lo stesso perché ora va tutto bene, va tutto bene e stai andando a fuoco. Dove ritorni ci sono finestre chiuse e canzoni cantate dai muri, c’è una chitarra che non ricordavi, c’è un letto e dentro al letto c’è un abito da sposa che nessuno indosserà e che porterai con te di casa in casa perché anche così andrà bene, sporco delle tue stelle buone andrà bene. L’aria sempre più leggera porta lontano quello che sei e che già non sei più, e da qualche parte arriverà il mistero delle suggestioni che ti prendono la domenica alle tre, e che qualcuno che neanche conosci un giorno raccoglierà nelle mani che non potrai ricordare, e in fondo sai che andrà bene, andrà bene anche così.

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26/04/2008,12:42
Felice e scarmigliato fuma un pacchetto al giorno ormai, ruba disegni e appunta citazioni su fogli che un giorno ritroverà per caso, pensando a quelle cose che non si possono dire, pensando a piccoli scandali di piccole vite, pensando, una mattina, pensando ad un impasto di erba e nuvole e a un nuovo numero in rubrica. Quella mattina pensando che somiglia a Jim Morrison nella famosa foto, scenderà le scale per andare al parco, prenderà un'altra foglia, la lancerà dal punto più alto della città, farà un sorriso pensando, pensando che quella mattina sarà primavera.
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29/02/2008,16:16
L'altra notte, prima di dormire, tenevo le onde in un pugno, ed era facile far partire il mare dall'avambraccio. La mattina in metropolitana la gente porta gli occhiali da sole, mi chiedo se i sogni restano imprigionati tra le ciglia e le lenti, se basta un centimetro, o due, per racchiudere quello che non c'è, per proteggersi dagli orari d'ufficio, dalle firme sul registro. Buongiorno, Direttore. Ho nascosto una lancia di legno nello sgabuzzino, tra scope e fascicoli da riordinare. Viene in mente Andy Kauffman. John Gielgud. White chalk. Ho la maglietta al contrario, l'inchiostro sulle dita. La bambina e la nonna mi salutano dalla finestra del quinto piano. Proverei a disegnare una scenografia se ne fossi anche solo lontanamente in grado. La tecnologia è lontana, volentieri tornerei guerriero. La sveglia è suonata coprendo una voce tornata nel sonno al telefono. Eri un amico. Senza pensieri nè buonismo, buon lavoro anche a te.
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