26/02/2009,13:46
Fare, pensare, pensare a fare, fare e non pensare, qualcosa che possa rendermi felice o farmi dimenticare l'inconsistenza di certi giorni, che possa farmi vedere tutto quello che manca senza che il più insignificante dolore possa sfiorarmi per un attimo. Un altro treno preso, altri trecento persi, curioso come possano coincidere talvolta le occasioni afferrate e quelle buttate via, che dietro a una si nasconde l'altra e nemmeno te ne accorgi o forse si ma il finestrino fa schermo e con lui le gocce di pioggia. Nemmeno su questo treno riesco ad avere un posto mio, e tu sei distante chilometri e secoli, lo avverto dal suono della voce, dalla formalità che ne imposta il timbro. Allora ripenso alla volta che ho alzato la testa verso lo specchio e mi sono detto "sono un idiota ma voglio crederci anche stavolta", e ridevo d'amore o presunto tale e mi allacciavo le scarpe e scappavo via per bloccarti le braccia e vederti partire. Quanti anni sono passati eppure la mia faccia ancora ce l'ho in mente, dentro allo specchio con tratti diversi, ed ora è tutto un tergiversare fino al prossimo contratto da firmare, se mai ci sarà, fino al mattino che le vocine cattive mi fermeranno nel letto e tornerò a dormire come sempre per non darmi torto né ragione. Qualcuno mi ha fatto pensare a te, e stanotte ho avuto un po' di paura. Non c'è niente di veramente nero, sono solo bloccato nel treno e non posso nemmeno fumare, se sentissi la porta aprirsi e i passi di qualcuno alle mie spalle vorrei che fosse uno sconosciuto con cui parlare. Ma questo è pensare, non è fare, perché se per una volta fossi tu forse ti bloccherei le braccia per non farti partire. Se fossi tu, se fosse quella faccia nello specchio, quella faccia che era felice.
13/11/2008,16:59
Non parlare.
Polvere di pioggia
spazzata sulla città.
Non parlare.
Coriandoli nel fango
appiccicati alle suole
di scarpe da ginnastica.
Non parlare.
Lascia che sia
soltanto l'essenziale.
Goccia fredda scivola
di vertebra in vertebra
non chiede voce
non deve dimostrare.
Allora dimmi cosa senti,
non parlare.
12/09/2008,12:56
In stazione
quando le dita s’incastravano
nei tuoi capelli ancora bagnati
avrei voluto
succhiare il nero dei vestiti
lasciarti nuda
dentro a una foglia di basilico
e metterti in tasca.
Poi il tuo respiro
mi fa il solletico
che mi viene da ridere
e non riesco a smettere
(la scimmia che urla)
e non riesco a smettere
(il nero nelle vene)
di dire “a presto,
ci sentiamo,
ciao”.
16/05/2008,09:18
Dacci oggi vera fame e vera sete, la santa paura di stare al mondo con le scarpe rotte. Dacci segreti lunghi una vita intera, la leggera ubriachezza sotto una pioggia sottile, una piccola disperata oscenità in cui rifugiarci nella pausa-pranzo. Dacci una notte insonne e un giorno troppo breve, un'ora sola ma che sia di musica, sguardi a cui arrendersi e addio alle armi, la verità del ritrovarsi nella stanchezza. Adesso e per quanto ancora durerà.
08/02/2008,20:47
Sai che il venerdì da preferire è al sabato, qui nella repubblica delle banane (i'm in love, i'm in love), mi godo un musical sulla 167 (i'm love, i'm in love). Ieri sera al televoto avrei voluto eliminarmi l'anima senza scatto alla risposta, raparmi a zero e fare Resistenza, a cosa serve (i'm in love). Assisto ai funerali, sotto la neve, bianco e nero, mi sembra di capire che di dignità si muore, non c'entrava l'estintore (i'm in love, i'm in love). Quale vuoto colmerà questo modello tedesco? Quali risa isteriche risuoneranno all'ultima battuta di questa putrida comicità distorta? Dateci il cabaret e un altro ballo di gruppo (i'm in love). Tanto si sa che a Napoli si ride di tutto, e si sa che esistono classi sociali, e allora dateci l'amianto e gli inceneritori, un supercommissario per la noia e odi per la decadenza, necessità da immaginare e mostri da stigmatizzare perchè non siamo come loro (i'm in love), davanti al plastico facciamo colazione (i'm in love), e il pranzo lo portiamo in tribunale. Ieri sera al televoto avrei voluto eliminarmi l'anima senza scatto alla risposta, raparmi a zero e fare Resistenza, ma qui niente lascia tracce e niente insegna qualcosa, e questo grande amore si mimetizza con l'asfalto.
28/01/2008,23:22
Quante fotografie avrei da appendere al muro, e lo farei, lo farei se non sentissi il presagio di dover andar via. Il dove non è dato saperlo, ma credo sia il luogo in cui immagino alberi fioriti e pieni di mandarini, quel posto in cui qualcuno tornò a casa dalla guerra. Da piccolo credevo di avere un cavallo tutto mio, e forse davvero è stato così. Da ragazzo mi nascondevo in mezzo alla gente, avevo soltanto una partita da perdere e l'imbarazzo di un concorso di poesia. Non ricordo quand'è che mi sono imbarcato, però so che qui io sono veramente io e che non saprei più vivere senza l'orizzonte nero che vedo anche quando chiudo gli occhi. Mi ricordo di tutto, di tutti, dei ricordi di tutti, delle vite di tutti, la signora caduta dalle scale che è scoppiata a ridere, l'uomo in pigiama che fuma l'ultima sigaretta, i fratelli passati di qua a darmi una pacca sulla spalla. Non mi importa che la mia di vita sia senza punti esclamativi. Aspetto la prossima buona occasione. Le gambe che tremano e le sopracciglia così sottili che mi guardano e mi danno ancora diciassette anni. Altri quattro minuti. Un altro anno. La divisa è nello zaino, non so quando l'indosserò. In questo posto stretto e dalle pareti troppo bianche...mi riconoscono per quella storia di ali e campi di cotone. Mentre aspetto la prossima buona occasione.